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mercoledì 14 settembre 2011

Cambiamenti climatici

In tutto il mondo scienziati in numero sempre più crescente stanno vagliando i dati ed esprimendo il proprio dissenso dalla “opinione condivisa” dell’IPCC dell’ONU che il riscaldamento globale sia provocato dalle attività umane.

È quanto emerso dal Convegno Internazionale sui Cambiamenti climatici tenutosi a New York City il 2-4 marzo 2008, durante il quale un centinaio di oratori, composto da un team di scienziati di fama internazionale, hanno presentato i loro resoconti a una platea di oltre cinquecento convenuti.

Il convegno si è svolto pochi mesi dopo la pubblicazione di un eclatante Rapporto di Minoranza del Senato USA, che annovera oltre quattrocento eminenti scienziati, i quali hanno recentemente contestato le asserzioni relative al riscaldamento globale dovuto a cause antropiche, quale causa principale.

Dello stesso avviso anche il Prof. Mojib Latif, uno fra i più eminenti esperti di modelli climatici al mondo, in forza al tedesco Leibniz Institute e uno degli estensori del Comitato intergovernativo sul Cambiamento Climatico dell'ONU. Su un articolo pubblicato sul "The Calgary Herald" lo stesso precisa, fra l'altro, che l'Atlantico e, in particolare l'Atlantico settentrionale, ha subito un processo di raffreddamento e, a quanto risulta, continuerà a seguire tale tendenza per almeno altri dieci, o venti, anni (nda: significativo che la corrente termoalina, o corrente del golfo, sta rallentando).

D’altra parte, da alcune delle “Notizie in Breve” riportate a fianco di questa pagina, risulta abbastanza evidente che il riscaldamento interessa l’intero Sistema Solare, nonché pianeti distanti anche 190 anni luce dalla Terra (vedasi pianeta Hd8606b - osservazione degli astronomi dell'Università della California pubblicata su Nature in gennaio 2008: "Per la prima volta è stato osservato in diretta l'aumento esponenziale della temperatura atmosferica di un pianeta, in 6 ore da 500 a 1200 gradi").

Altrettanto evidenti risultano le manovre della “Industria del CO2”: la Banca Mondiale, ha interessi costituiti nel "commercio" dell'anidride carbonica, la stessa che vanta trascorsi particolarmente spaventosi quanto a finanziamenti per la deforestazione e progetti di controllo delle emissioni di CO2. Le agenzie governative intascano maggiori introiti fiscali; le Nazioni Unite ottengono una marea di entrate; le compagnie assicurative riscuotono premi più elevati; i procuratori inventano un maggior numero di azioni legali; le borse ricavano una nuova fonte di provvigioni e competenze; le corporazioni ottengono ulteriori sovvenzioni; vari attivisti, accademici, politici, consulenti professionali e organizzazioni no-profit del settore ambientalista acquisiscono una nuova fonte di finanziamenti e influenze che sparigliano le carte. Un rapporto del 2007 esaminava in che modo i sostenitori del riscaldamento globale provocato da attività umane godono, quanto a finanziamenti, di un monumentale vantaggio rispetto agli scienziati scettici.

Le imprese di piccole e medie dimensioni sono così distrutte e/o accorpate, in quanto non possono permettersi di uniformarsi alle nuove norme, mentre le famiglie di ogni dove pagano costi punitivi per energia, acqua e terreno.

L’attuale allarme sul cambiamento climatico è uno strumento di controllo sociale, un pretesto per fare ulteriori affari, nonché una battaglia politica (il vertice - 7/18 dicembre 2009 - che si sta tenendo a Copenhagen in questi giorni ne è la conferma); non è arrivato sulla scena attraverso canali scientifici, ma in forma di ideologia, il ché è inquietante (Prof. Delgado Domingos).

D’altra parte, imporre una riduzione drastica dei gas serra, ergo dell’uso di materie prime quali: petrolio e carbone, il cui sfruttamento intensivo ipoteca il futuro del pianeta, significa potere disporre di detti beni più a lungo, mettendoli a disposizione di un più ristretto numero di utilizzatori.

Il riscaldamento globale (altra cosa sono l'inquinamento e i danni alla salute che provoca, che debbono essere trattati separatamente), come già avvenuto in passato, è nel 95-97% di origine astronomica. È ciclico, di breve durata e si manifesta nei periodi interglaciali (non superiori al 5-10% di un’era glaciale completa di 650.000 anni).

Da notare che la nozione di riscaldamento globale contrasta con le antecedenti teorie prospettate negli ultimi trentacinque anni. Corroborato dai riscontri di una tendenza al raffreddamento negli schemi atmosferici, un rapporto della CIA risalente al 1973 traeva la conclusione che: "si sta verificando un cambiamento climatico globale e non ritorneremo tanto presto ai parametri del recente passato". Di pari avviso il Pentagono il quale, in un rapporto pubblicato nel 2004, evidenziava la preoccupazione espressa negli ultimi trent'anni circa un imminente raffreddamento. Il rapporto insisteva su: "una significativa diminuzione della capacità umana di fare fronte all'ambiente terrestre".

Secondo una tabella indicante, in base ai profili dell'isotopo dell'ossigeno, fluttuazioni di temperatura per un periodo di tre milioni di anni, il Prof. R.A. Muller evidenziava problematiche incongruenze rispetto la teoria di Milankovitch. Secondo il grafico, infatti, negli ultimi 650.000 anni l'era glaciale era dominata dal solo ciclo glaciale di 100.000 anni; i due precedenti milioni di anni presentavano uno schema ciclico di 41.000 anni, mentre tre milioni di anni fa non vi furono affatto cicli di ere glaciali. I ripidi picchi del grafico non solo illustrano quanto rapidamente possano concludersi le ere glaciali, ma anche quanto rapidamente possano iniziare. Il Prof. Muller avverte: "Questi dati dovrebbero mettervi in apprensione ..[...] la prossima era glaciale è in procinto di piombarci addosso". (fonte: R.A. Muller e G.J. MacDonald - "Ice Ages and Astronomical Causes" - UK, 2000)

Il grafico di Muller mostra, peraltro, che ciascun periodo glaciale, associato a ragguardevoli cambiamenti derivanti dall'era precedente, ha una durata approssimativa di 650.000 anni. Al Gore, nel suo "Una scomoda verità", ha fatto risalire a 650.000 anni fa il suo grafico sulle concentrazioni di CO2 solo per una ragione: "il periodo interglaciale che si verificò oltre tale soglia era talmente caldo che in Inghilterra vi erano iene e ippopotami".

Per ciascun ciclo d'era glaciale di 650.000 anni le inversioni di polarità determinano uno spostamento dei continenti che costringe la Groenlandia a spostarsi ulteriormente verso Nord, mentre l'Europa si estende verso Est. Ciascuno spostamento aumenta la quantità di acque calde che raggiungono l'Oceano polare Artico nel corso del seguente ciclo glaciale. Questo ci porta ad avere un quadro sempre diverso della situazione!

L'evento caratteristico che, invece, si verifica identico e puntuale come un orologio in corrispondenza dello stesso periodo di tempo di 650.000 anni è l'eruzione del supervulcano di Yellowstone. Pur non essendone la causa, ha contrassegnato l'inizio di tutte le ultime cinque ere glaciali. A partire dal 2004, il magma sottostante sale costantemente da una camera posta a trenta miglia sotto la superficie fino a un'altra camera posta a sole sei miglia, con una velocità tre volte superiore di quanto registrato in precedenza.

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