NOTIZIE – E così ci siamo arrivati. 7. “Un rilascio rilevante di materiale radioattivo con effetti diffusi sulla salute e sull’ambiente che richiede la messa in atto di contromisure pianificate e prolungate”, così è definito nella scala INES (International and Radiological Event Scale) dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) il livello di pericolosità massimo per un incidente nucleare, quello per esempio raggiunto da Chernobyl nell’estate del 1986, e ora assegnato (in maniera provvisoria ) all’incidente alla centrale di Fukushima Daiichi, avvenuto circa quattro settimane fa a seguito della forte scossa di terremoto che ha colpito l’area giapponese dove sorge la centrale.
Mentre le scosse non si placano – ieri un’altra ha raggiunto 7,1 di magnitudo (Mw), per intenderci la scossa più intensa che ha colpito l’Aquila due anni fa è stata di 6,3 Mw – L’Agenzia Giapponese per la Sicurezza Industriale e Nucleare (NISA) deve fare i conti con la dura realtà. L’incidente è grave, sicuramente fra i più gravi della storia, anche se il bilancio finale è ancora da scrivere. Ieri l’agenzia giapponese ha comunicato la nuova stima ufficiale –presentata ufficialmente all’IAEA – sull’incidente, che resta però ancora provvisoria.
Al momento, leggendo i comunicati diffusi da NISA e IAEA non è dato sapere se questo “provvisorio” va inteso nel senso che può ancora peggiorare, o se significa che una stima più adeguata dei danni può ridimensionare la portata dell’evento. Sul Guardian online, il quotidiano britannico, però leggo che i portavoce della NISA hanno dichiarato che questa stima è basata sul rilascio iniziale, “aggiungendo però che da quel momento i livelli di radiazione sono calati drasticamente”. Secondo le stime la centrale subito dopo la scossa dell’11 aprile avrebbe rilasciato nell’aria per diverse ore fino a 10.000 terabecquerel di iodio 131.
I portavoce della NISA si premurano di spiegare che anche se il livello INES di Fukushima ha raggiunto quello di Chernobyl non significa che ponga lo stesso rischio per la salute dell’incidente russo (spiegando che Chernobyl è esploso mentre era in piena attività, mentre questo non è accaduto a Fukushima). Ci si chiede allora perché dargli la stessa valutazione, se non sono egualmente pericolosi. E non mancano infatti voci di dissenso fra gli scienziati (sempre sul Guardian leggo la dichiarazione di Murray Jennex, della San Diego State University, che ritiene la misura eccessiva).
I portavoce della NISA spiegano inoltre che la valutazione è stata data con tanto ritardo perché gli scienziati hanno avuto bisogno di tempo per analizzare i dati.
La nuova stima si riferisce nel complesso al rilascio di materiale radioattivo avvenuto dai reattori 1, 2 e 3 (provocato dal mancato adeguato raffreddamento del nucleo). La NISA ha dichiarato che la quantità di materiale radioattivo rilasciato nell’ambiente è stimata intorno al 10% di quella del 1986 ai Chernobyl. Il reattore numero 4 resta invece a un livello di pericolosità 3.
Il governo giapponese intanto ha deciso di includere nel piano di evacuazione cinque nuovi paesi che fino a ora erano rimasti fuori dal raggio di 20 km stabilito per la completa evacuazione.
I tecnici che ancora lavorano alla centrale per la messa in sicurezza non sono ancora riusciti a ripristinare le linee elettriche fondamentali per riavviare il sistema di raffreddamento dei reattori. Fino a che questo non avverrà, Il pericolo di fusione e di conseguente massiccio rilascio nell’aria di materiale radioattivo resta purtroppo molto presente.
Qui trovate l’ultimo aggiornamento fornito dalla TEPCO sullo stato delle strutture gestite dall’azienda per l’energia elettrica giapponese. La TEPCO è attualmente sottoposta a forti critiche per la gestione carente (e per la poca trasparenza nel gestire l’informazione) dell’incidente nucleare a Fukushima.
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